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martedì 24 novembre 2009

PROCESSO BREVE - GRASSO:"MAI SENTITO CHE SI PRESCRIVANO PROCESSI"

ROMA - Dure le parole del procuratore nazionale Antimafia Piero Grasso sul ddl sul processo breve: "E' assolutamente innovativo il discorso della prescrizione di un processo: di solito, negli altri sistemi giuridici e negli altri paesi si prescrivono i reati". In commissione Giustizia al Senato Grasso ha criticato a tutto campo ogni singolo articolo della legge e ha depositato una sua proposta con 13 emendamenti al ddl.


Elementari, dal 2010 stop ai libri gratis

Il Governo ha soppresso con la Finanziaria lo stanziamento di 103 milioni di euro per la fornitura gratuita dei libri di testo nella scuola dell'obbligo, «l'ultimo scippo del Governo alle famiglie, alla scuola e agli enti locali». Lo rende noto Manuela Ghizzoni, capogruppo del Pd in commissione Cultura alla Camera, chiedendo l'immediato intervento del ministro Gelmini.

«Il ministro Gelmini intervenga immediatamente per porre rimedio a questo ennesimo scippo. La gratuità dei libri nella scuola elementare - ricorda la parlamentare - è prevista per legge dal 1964. Dal 1998 e con le successive leggi finanziarie, fino a quella del 2007 del governo Prodi, la gratuità è stata estesa alle scuole secondarie in forme legate al reddito. Di segno opposto la politica del governo Berlusconi che ha completamente cancellato queste risorse".

Pm Spataro: ''Ddl processo breve inutile''. E il Pdl lo attacca ingiustamente

di Aaron Pettinari - 23 novembre 2009

Roma.
E' un momento molto delicato questo per la giustizia in Italia. Dopo la bocciatura del lodo Alfano la maggioranza, su mandato diretto del premier Berlusconi, è in fibrillazione per far passare l'ennesimo emendamento “ad personam”.



Il ddl impropriamente chiamato del ''processo breve'' comincerà così il proprio iter in Commissione al Senato. 
Magistrati, associazioni, giornalisti e alcuni politici in questi giorni sono intervenuti per spiegare l'assurdità di una legge che rischia, se entrerà in vigore, di cancellare processi importanti (crac Parmalat, aggiotaggio Antonveneta, truffa rifiuti a Napoli, clinica S.Rita ecc... per dirne alcuni oltre ai processi del premier, Mills, Mediaset e Mediatrade) aumentando il rischio d'impunità. 
Ieri, intervenuto su Raitre, il procuratore aggiunto di Milano Armando Spataro ha detto: “Il ministro Alfano dice che solo l’1% dei processi sarà soggetto all’abbattimento? Vuole forse dire che il 99% dei processi funziona bene? Se è così allora la legge non serve, e il ministro non si è accorto di essere incorso in un pericoloso boomerang». E poi ha aggiunto: «Nella parte in cui prevede di sganciare il pm dalla polizia giudiziaria sembra ispirato da logica aziendale, nella relazione si legge che i compiti vanno distinti per 'creare i presupposti di una maggiore concorrenza e controllo reciproci'. Certe volte mi chiedo chi abbia mai scritto questa frase, spero non un magistrato». 
Quindi è intervenuto su possibili nuovi lodi o “mini-lodi” (come quello proposto da Casini sul legittimo impedimento): “Qualsiasi 'scudo' non è compatibile con il principio di uguaglianza dei cittadini davanti alla legge. Posso comprendere l’idealismo politico dell’onorevole Casini,ma la Corte Costituzionale l’ha già detto: non abbiamo bisogno di escamotage, basta con le riforme dettate da esigenze contingenti e dalla necessità di poche persone”. Immediata è stata la replica dei “colonnelli” del Pdl, Gasparri, Bondi e Cicchitto pronti, ancora una volta dopo quanto detto nei confronti del procuratore aggiunto di Palermo Antonio Ingroia, ad accusare Spataro di essere un magistrato-politico. 
Unico a difendere il magistrato è stato Antonio Di Pietro: "Accusare e criminalizzare persone come Spataro o Ingroia è un delitto di Stato, perché vuol dire non conoscere la storia personale di queste persone". "Quando la gente andava in giro ancora con i calzoni corti - ha proseguito - Spataro combatteva il terrorismo, Ingroia combatteva la mafia. Criminalizzarli soltanto perché dicono 'guardate che con le leggi che state facendo ci togliete ogni possibilita' di combattere la criminalità vuol dire essere favoreggiatori di criminali. Perché - ha aggiunto - solo dei criminali possono combattere la criminalità togliendo le armi a chi vi si oppone. E' come togliere il bisturi a un chirurgo. Non so - ha concluso Di Pietro - se a un certo punto chi attacca Spataro sia solo un delinquente o anche un cretino".




Al pm Armando Spataro va tutta la solidarietà ed il sostegno da parte della redazione di ANTIMAFIADuemila dopo gli ignobili attacchi politici subiti.

Il premier nervoso minaccia «Parlerò io agli italiani»


«Nulla di meno che quieto - assicura Berlusconi - niente di preoccupante». Governo sotto controllo, quindi? Non proprio. Rientrato a Roma dall’Arabia e dal Qatar il premier dovrà fare i conti con il malessere che monta tra i ministri e con l’iter del «processo breve» che dovrebbe bloccare i suoi processi milanesi. Ad innervosirlo, ieri mattina, l’intervista di Ciampi alla Repubblica e l’invito dell’ex Capo dello Stato: «non si promulghino» nuove leggi ad personam. Una presa di posizione che i consueti sospetti del Cavaliere non possono non collegare ad uno stop indiretto del Colle. Da Doha, in ogni caso, ieri è partito l’avvertimento e l’implicita risposta a Ciampi. Con Berlusconi che si rifiutava di rispondere alle domande sulla giustizia, ma annunciava che «al momento opportuno» avrebbe spiegato agli italiani «qual è la situazione in cui siamo». Un “mi rivolgerò al popolo contro chi si mette di traverso” abbastanza esplicito, in sostanza. Che, pronunciato ieri, gettava nuova luce sulle indiscrezioni già rimbalzate sulla stampa a proposito di messaggi sulla giustizia. L’intenzione del Cavaliere è quella di affrontare i temi della giustizia rivolgendosi al Paese, dall’Aula del Senato o via Tv. Gli esperti Pdl, tra l’altro, lavorano a una manovra articolata. «Stiamo cercando di portare avanti una riforma complessiva - ha spiegato ieri il senatore Quagliariello - Riguarderà, tra l’altro, il processo penale, i metodi di elezione del Csm, i tempi dei processi e proposte di rango costituzionale». L’iter parlamentare del «processo breve», che interessa al premier in relazione ai procedimenti milanesi, quindi, è solo un aspetto del problema. Berlusconi vuole, in realtà, una resa dei conti definitiva con le procure, qualcosa che chiarisca - a modo suo, naturalmente - i rapporti politica-magistratura. Il Cavaliere scommetterà «la faccia» su questo progetto. «O io o Brunetta» Berlusconi, però, rientrato in Italia in serata dal suo tour in Arabia, ha trovato ad attenderlo anche gli strascichi del caso Brunetta. Ieri, da Doha, aveva cercato di retrocedere «l’esternazione» anti-Tremonti del titolare della Pubblica Amministrazione al rango di normale «dialettica» tra ministri che, tuttavia, «sarebbe meglio» mantenere «interna» al governo. Berlusconi, in realtà, è irritatissimo. In visita di Stato lontano dall’Italia, infatti, è stato costretto a fare i conti con le polemiche che avrebbe preferito «lasciare a Roma» e con i fuochi d’artificio provocati dall’intervista del suo ministro. Tremonti avrebbe chiesto anche il dimissionamento di Brunetta. Una sorta di «o io o lui» caricato come ultimatum sulle spalle dell’inquilino di Palazzo Chigi. E la contesa ha portato l’opposizione a sostenere che nella maggioranza siamo «al tutti contro tutti». «La maggioranza è bloccata e non riesce nemmeno ad implodere», commenta il Pd, Enrico Letta. All’opposizione «non rispondo mai» taglia corto il premier. Domenica, attraverso Bonaiuti, aveva difeso Tremonti prendendo, come ieri, le distanze da Brunetta. Nelle stesse ore, però, alcuni ministri hanno ripetuto - nella sostanza - i concetti esposti - a modo suo - dal ministro per la Pubblica Amministrazione, mettendo il dito nella piaga della politica della cinghia stretta imposta da Tremonti. «In Finanziaria chiederò più fondi per la giustizia», prometteva Alfano. Serve «una svolta» - faceva eco Scajola - bisogna «decidere collegialmente».
24 novembre 2009

L’Italia è un paese fondato sul ricatto e sui misteri.

Forse dobbiamo rassegnarci… o forse no.
Una cosa è certa questo è stato, è e rimarrà il paese dei misteri.
A volte semi risolti ma il più delle volte lasciati a marcire nell’ombra.

Già perchè quello che è successo a Brenda o Brendona sta per diventare uno dei tanti misteri. Casa bruciata, una morte carbonizzata, una bocca chiusa e un computer buttato nell’acqua.

La procura sta indagando… ma le voci che stanno già uscendo e stanno cercando di insinuare sono “si è suicidata”… “fumava spesso si sarà dimenticata una sigaretta da qualche parte”…”si drogava”… come no e magari mentre era addormentata o strafatta si è alzata ha preso il suo computer e in un gesto di stizza ha buttato il pc nell’acqua. Beh voglio dire in un paese dove gli anarchici si suicidano prendendo la rincorsa e buttandosi giù dalla finestra durante un interrogatorio può succedere… in un paese dove un ragazzo che denuncia la mafia viene fatto passare per un suicida al tritolo… e via di seguito.

I fatti di via Gradoli non sono da sottovalutare, quello che è successo può far pensare ad altri politici immischiati che magari potrebbero essere sotto ricatto, e un politico sotto ricatto… beh… Non sono da sottovalutare e da non sono da archiviare come “suicidio” perché è chiaro che qualcuno non ha gradito le parole di Brenda e compagne, la denuncia di forze dell’ordine molto molto deviate. Il messaggio è chiaro chi parla finisce così.

Pensiamo un attimo al computer. Perché buttato nell’acqua e non portato via e scaraventato in qualche altro luogo o bruciato magari da un’altra parte? Portebbe essere un avvertimento del tipo “guardate che abbiamo visto i nomi e il materiale nel Pc e ne abbiamo delle copie… regolatevi di conseguenza!”.
Dalla Repubblica delle banane a quella dei ricatti.

LUCA PUGLISI

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Federico Aldrovandi