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giovedì 25 febbraio 2010

Nel fango affonda lo Stivale dei maiali

Ieri le notizie che occupavano lo spazio principale sui quotidiani online erano le parole di Montezemolo: “La lotta alla corruzione è un’impresa titanica che occuperà quanto meno lo spazio di una generazione” e i risultati del sondaggio di Repubblica sui falsi invalidi che si mangiano un miliardo di euro all’anno: ciechi che parcheggiano o che leggono il giornale, sindaci che promettono pensioni di invalidità in cambio di voti e via dicendo. Se poi aggiungiamo i dati della Corte dei Conti che ha stimato il danno della corruzione in 60 miliardi di euro all’anno e quello dell’evasione fiscale in 100 miliardi di euro, l’immagine del paese è abbastanza nitida.

Per quanto i nostri politici mangino e si ingrassino con i soldi pubblici dello stato, certamente la colpa del malcostume italiano non è da addossare tutta a loro. I numeri parlano chiaro ed il significato non è poi tanto nascosto: il genio italico ha sviluppato una particolare sensibilità per tutto ciò che profuma di illegalità. La regola alla base del rapporto tra stato e cittadino sembra essersi trasformata in un quesito che il cittadino rivolge allo stato: “come faccio a fotterti?”. Le risposte hanno una forte originalità, le migliori portano come risultato i più grossi scandali. Ultimo in ordine cronologico “la colossale truffa allo stato” nella quale sono coinvolti Silvio Scaglia, fondatore di Fastweb e il senatore Nicola di Girolamo (PdL): per entrambi è stato emesso l’ordine di arresto.


Vignetta a cura di http://vadelfio.splinder.com/
Detto questo, c’è da sottolineare il fatto che in Italia esistono anche persone integerrime, che dedicano la propria vita alla legalità e lavorano affinché questo paese possa diventare migliore dal punto di vista civile e politico. Il fatto è che queste poche persone sono sopraffatte, sia nel numero che nella forza, da chi preferisce sguazzare nel lerciume della corruzione.

Una classe politica pulita, civile e non corrotta sarebbe un buon inizio nonostante c’è chi sostenga che per far politica ci si deve sporcare la mani. Sfortunatamente però i politici di oggi, dopo essersi sporcati le mani e aver provato un particolare piacere, non hanno problemi a rotolarsi nel fango. Quanta somiglianza con i maiali! Quindi se da un lato dobbiamo continuare a pretendere una classe politica migliore di quella attuale (la scienza sta indaganzo se esista qualcosa peggiore), dall’altro dobbiamo capire che, visto il bacino dal quale vengono attinti i politici, la speranza di un miglioramento si riduce ad un lumicino.

Bisogna essere coscienti del fatto che la classe politica attuale rappresenta la maggioranza degli italiani, che non mangiano tanto quanto quelli che governano ma che lo farebbero se fossero al loro posto. Ragionando in questo modo bisogna chiedersi se la democrazia sia la forma di governo più appropriata per un paese fatto di cittadini irresponsabili e parassiti che vivono rubando il futuro a quei pochi che sono la parte migliore ma purtroppo nascosta. La democrazia, affinché possa funzionare, richiede un popolo civile, informato, dedito alla legalità e con un profondo senso dello stato: qualità che sembrano sconosciute a moltissimi italiani se si guarda ai fatti anzichè alla propaganda.

La soluzione al problema è un processo di ri-civilizzazione che richiede tempo e il cui risultato probabilmente nemmeno lo vedremo ma senza di questo lo Stivale dei maiali non potrà che continuare ad affondare nel fango senza la speranza di uscirne più ma con la certezza di morire affogato.

fonte wilditaly.net

La casta che protegge se stessa

Il caso del senatore Nicola Di Girolamo, accusato di essere coinvolto nello scandalo Fastweb, di associazione per delinquere finalizzata al riciclaggio e al reimpiego di capitali illeciti, nonché di violazione della legge elettorale con l'aggravante mafiosa, ha riportato in luce il vecchio problema della casta che protegge se stessa.
Già nel giugno 2008, infatti, un giudice aveva chiesto l'autorizzazione al Senato per mettere Di Girolamo agli arresti domiciliari. Autorizzazione prontamente respinta dal Senato. A quel tempo l'accusa era "solo" di violazione della legge elettorale: il senatore è stato eletto nella circoscrizione estero pur non vivendo all'estero, grazie alla falsificazione di documenti e alla collaborazione di un funzionario "amico" nel Consolato di Bruxelles.
La giunta del Senato che presiedette l'analisi del caso decise quasi all'unanimità di respingere la richiesta del giudice: solo un senatore dell'IDV votò a favore. Secondo la giunta, infatti, il reato non sarebbe stato abbastanza grave da giustificare il venir meno dell'integrità dell'organo parlamentare:

"Qualora la Giunta ritenesse di escludere la sussistenza di qualsiasi intento persecutorio in danno del parlamentare, l’ulteriore parametro di valutazione è rappresentato dall’esigenza di garantire l’integrità dell’organo parlamentare, esigenza che costituisce il fine prevalente della garanzia costituzionale contemplata dall’articolo 68 della Costituzione. Tale finalità, secondo un consolidato indirizzo giurisprudenziale di Camera e di Senato, può essere pretermessa solo in presenza di casi particolarmente gravi, in cui la natura del reato, la pericolosità del soggetto, l’indispensabilità assoluta della privazione della libertà personale del parlamentare ai fini del corretto progredire del procedimento penale, siano tali da soverchiare l’altra esigenza (Atti Senato, XIII Leg., Doc. IV, n. 4-A). Pertanto, solo la straordinaria gravità del reato e la eccezionale rilevanza delle esigenze cautelari potrebbero rendere motivata e giustificabile la eventuale decisione di arrecare un vulnus al plenum assembleare e quindi di alterare l’equilibrio tra le forze politiche scaturito dal voto popolare (Atti Camera XIII Leg.Doc IV, n. 17-A; Atti Senato, XIV Leg., Doc. IV, n. 1-A)".


Quindi, in un luogo come il Parlamento, i cui componenti dovrebbero essere esempi di integrità, moralità e legalità, si permette invece ai delinquenti di restare impuniti. Vista la loro (non) integrità, il ragionamento dei parlamentari è "oggi tocca a te, domani potrebbe toccare a me". E' chiaro che, in Italia, il potere di negare l'autorizzazione a procedere a giudizio nei confronti di un deputato o senatore non possa essere nelle mani degli stessi parlamentari. Ho specificato "in Italia" perchè, invece, in altri Paesi – come in Germania – questo strumento funziona bene, grazie ai principi etici e morali dei politici. In Italia, invece, è come se si chiedesse ad una banda di ladri di autorizzare l'arresto di uno di loro.
Il potere di cui stiamo parlando dovrebbe essere, piuttosto, nelle mani del Presidente della Repubblica: egli, infatti, ha già poteri ben più grandi (ad es. quello di scioglimento delle camere), non sarebbe sbilanciato a favore di una fazione politica e, non operando collegialmente, sarebbe direttamente responsabile delle decisioni prese. Ora, al contrario, i componenti delle giunte per le autorizzazioni a procedere si nascondono dietro gli scrutini segreti e i voti di gruppo.
In Parlamento le decisioni dovrebbero essere prese nell'interesse del Paese. In Italia sembra invece scontato e normale che esse siano prese nel solo interesse della classe politica.
Grazie a questa filosofia Nicola Di Girolamo, eletto grazie ai voti mafiosi e protetto dai suoi colleghi parlamentari, continua tuttora a prendere decisioni per il Paese intero.

ARTICOLI CORRELATI:
Legislatura 16º - Giunta delle elezioni e delle immunita' parlamentari - Resoconto sommario n. 4 del 17/06/2008

Nicola Di Girolamo non si arresta. La Casta si difende

Domanda di autorizzazione all'esecuzione dell'ordinanza applicativa della misura cautelare degli arresti domiciliari nell'ambito di un procedimento penale pendente nei confronti del senatore Nicola Paolo Di Girolamo (Doc. IV, n. 1)




http://voglioresistere.blogspot.com/2010/02/la-casta-che-protegge-se-stessa.html

Imprenditore ospita i rom nel giardino dell’azienda: «Anch'io ero povero come loro»

La storia . Ha comprato la roulotte e paga le bollette: «Visto che posso, faccio qualcosa»

Tonin, 100 dipendenti, da 1o anni ospita quattro famiglie nomadi affianco al suo capannone: vivevo in una baracca



Il mobiliere Gianni Tonin, imprenditore di San Giorgio in Bosco (Padova), con una delle quattro famiglie rom che ha ospitato all’interno del recinto della sua fabbrica (Gobbi)
SAN GIORGIO IN BOSCO (Padova) - L'imprenditore «zingaro». E cacciatore di storie. Da dieci anni ospita quattro famiglie di rom all'esterno del suo capannone: ha comprato le roulotte e ha dato loro la residenza, così i bambini possono andare a scuola. Ma c'è molto di più da raccontare. E' una storia che comincia nel Veneto contadino, quando al posto dei capannoni c'era solo terra. E di un camion in cui si cucinavano gli spaghetti in corsa pur di arrivare in tempo all'apertura dei mercati. Oltre il muro di Berlino, a Est. Nel palazzo-capannone, sede dell'azienda con le pareti vetrate, si apre un porta nel corridoio e senza filtri si entra nel laboratorio delle decorazioni. C'è un mobile bianco in legno massiccio, placcato con fogli dorati: «Questo va in Russia».

Incontriamo Gianni Tonin nel cuore del suo impero a San Giorgio in Bosco dove il mobilificio sforna mobili di design da quando ha inventato il marchio di famiglia. Un suo tavolo, per dire, è finito in una delle edizioni del Grande fratello. Lui, nell'impeccabile gessato, entra in fabbrica e prende un caffè con gli operai dalla macchinetta. Intasca un numero di telefono ricevuto da una decoratrice romena, che gli chiede: «Gianni chiami tu?». All'esterno, oltre i capannoni hi-tech ultimati quattro anni fa, lasciati i suv aziendali nel piazzale, c'è un altro capannone dove risiedono - regolarmente iscritte all'anagrafe - quattro famiglie rom. Sono originari della Romania e sono diventati negli anni italiani a tutti gli effetti. Vivono in un camper e altre roulotte: ci sono dei servizi igienici, la corrente e l'antenna Tv. Hanno scelto di restare erranti per tutta la vita. Il riscaldamento lo forniscono le bombole del gas e il conto lo salda «Toni ».

E' il soprannome dell'imprenditore diventato re degli zingari in casa propria. Ed è lì nell'accampamento con il falò ai piedi dei capannoni, che c'è il cuore del suo regno. Si siede nel camper a bere un caffè e ad ascoltare le storie accendendosi l'ennesima sigaretta. Accade in un Veneto dove in quasi tutti i comuni vige il divieto di stazionamento e ci sono sbarre nei parcheggi. Con un ghigno, Gianni Tonin ricorda quando ha pagato tutte le multe e ospitato nel piazzale le quattro famiglie: «Così imparano a mandarli via». «Ogni giorno c'era un polverone di denunce e io sono un maestro dei "disastri" - racconta con ironica schiettezza -Ho fatto prendere a tutti e sei la residenza, così ho risolto il problema e i bambini possono andare a scuola: ogni settimana ciascuno riceve ottanta euro, hanno la corrente il bagno esterno e il riscaldamento». E perché lo fa? «Se lo domandano in molti: io voglio sentire le storie del mondo. E visto che posso, faccio qualcosa». Dà un'altra possibilità. E' nella carovana, oltre la soglia del suo ufficio, che ricorda come è nato tutto. Risale a quando c'erano solo i campi dove adesso sorge la zona industriale. Tonin all'epoca, non era «nemmeno un contadino». «Con i miei genitori vivevamo in una baracca "abusiva", perché chiamarla casa… Era in mezzo alle terre dei contadini, rubavo le uova e le galline per mangiare. L'acqua la bollivamo per berla, la prendevamoa valle dopo che era passata dai maiali: perché non ci volevano dare niente nelle fattorie».

Il re del mobile si stiracchia sulla poltrona di design, distende le gambe e si scioglie un poco a ritrovarsi bambino. «Io e i miei ridevamo e cantavamo sempre, avevamo la fede: poveri i ricchi!». Racconta e arriva fino all'incidente che lo ha fatto diventare imprenditore quando, a vent'anni, faceva il camionista. In un viaggio gli capitò di restare intrappolato sotto la motrice del camion mentre si scapicollava per le strade della Polonia, Cecoslovacchia (allora) e Romania. Ai tempi del muro di Berlino. «Ero specializzato nel cucinare gli spaghetti in camion mentre correvamo: il ritardo al mercato ci sarebbe costato una penale - dice sorridendo - Passavamo le frontiere dell'Urss in silenzio tra carri armati e mitra, i militari guardavano sotto il camion con gli specchi: avevamo sempre un po' di burro di contrabbando». E via con le discese in folle per lanciare il camion oltre i cento all'ora. Una di quelle volte, il suo amico si scontrò vicino a un ponte. Lui dormiva in cuccetta: «Mi sono ritrovato con il letto incastrato sotto la motrice che sprofondava nel fango, l'olio del motore mi bruciava il petto e il peso mi stritolava: mi hanno salvato dei camionisti di passaggio che erano di Tombolo (Padova)».

Dopo essere tornato dalla Romania in treno con sette vertebre fuori posto, ha iniziato a vendere scarpiere a domicilio. Da qui nasce l'impero Tonin. Prima ne ha assunto uno, poi due fino ad oggi con oltre cento di dipendenti: italiani, turchi, romeni, brasiliani. Il capomastro è il primo romeno che Tonin ha aiutato e ce ne sono stati molti altri. Ancora, perché? «Mi ricordo la fame dei popoli che ho incontrato nei miei viaggi - racconta - Una ventina di anni fa sono tornato in Romania e in un bar di notte - va a nozze con le periferie - a Baia Mare ho conosciuto Beni, uno di lì, che parla italiano e con lui ho ricostruito un villaggio di zingari». É fatto così. Un giorno poco prima di Natale gli hanno raccontato di romeni che vivevano in un bosco, fuori San Giorgio, nel suo paese. Non poteva lasciarsi sfuggire quel mistero. «Sono arrivato in Bmw con cappello e cappotto nero: pensavano fossi un poliziotto invece li ho invitati tutti a casa per il pranzo di Natale - ride senza prendere fiato - E’ stato il più bel pranzo di Natale che ricordi ». Gianni Tonin ha molte altre storie da raccontare. Storie. Dell'imprenditore che sogna di tornare zingaro almeno per una volta, ancora a bordo della sua carovana.



Fonte:
http://corrieredelveneto.corriere.it/veneto/notizie/cronaca/2010/25-febbraio-2010/imprenditore-ospita-rom-giardino-dell-azienda-ero-povero-come-loro-1602537774878.shtml

lunedì 18 gennaio 2010

sabato 16 gennaio 2010

"Lasciate Explorer, non è sicuro" Allarme dell'Autorità tedesca



L'uso del browser più diffuso del mondo "sconsigliabile" a causa di una falla nella sicurezza. Preferibile usare browser alternativi finché il problema non sarà risolto

BERLINO - Un allarme sui pericoli dell'uso di internet Explorer è stato lanciato oggi in Germania. Secondo Spiegel online, l'edizione digitale dell'autorevole settimanale di Amburgo, il Bundesamt fuer Sicherheit in der Informationstechnik, BSI, cioè l'Autorità federale per la sicurezza nella tecnologia dell'informazione, ha avvertito che l'uso del browser più diffuso nel mondo è sconsigliabile, ed è preferibile usare browser alternativi, finché il problema non verrà risolto.

C'è un punto debole in internet explorer, avverte la fonte ufficiale tedesca citata da Spiegel online. Sarebbe una 'fallà nella sua sicurezza che "permette di lanciare attacchi e installare programmi ostili in un computer che funziona con Windows, attraverso un codice manipolato di un sito. Le versioni di internet explorer esposte a rischio sono la 6, la 7 e la 8 sui sistemi Windows XP, Vista e 7.

Al momento, continua il reportage di Spiegel online sempre citando l'autorità federale per la sicurezza IT, non è disponibile un'attualizzazione del software. "L'autorità federale prevede che il punto debole, la falla di explorer verrà utilizzata a breve per attacchi su internet", e consiglia quindi l'uso al momento di altri browser. Consiglia sistemi che chiama per nome, come Firefox, Opera, Chrome o Safari. L'uso di internet explorer in modo protetto può rendere gli assalti più difficili, ma non impedirli, nota il monito ufficiale.

L'avvertimento del Bsi è posto in relazione con gli attacchi di hacker condotti negli ultimi giorni contro i sistemi informatici di alcune aziende americane. E probabilmente il pericolo è quello di attacchi mirati contro alcune imprese, non contro l'uso privato di internet explorer. Ma presto la realtà potrebbe cambiare e il pericolo riguarderebbe molti più utenti. Non è la prima volta che internet explorer è oggetto di tentativi di attacco del genere: essendo il browser più diffuso nel mondo è bersaglio privilegiato della 'cybercriminalità'. Microsoft stessa consiglia di usare explorer, almeno per il monento solo in protected mode e con i massimi livelli di sicurezza.

Fonte:
http://www.repubblica.it/tecnologia/2010/01/15/news/allarme_explorer_germania-1965010/

venerdì 15 gennaio 2010

Facciamo chiudere i gruppi su facebook atti ad offendere gli Haitiani colpiti dal sisma!

Ecco a voi tutti i gruppi atti ad offendere gli abitanti dei Haiti, se siete iscritti al social network noto come Facebook vi chiediamo un minuto della vostra vita per segnalare questi gruppi all'autorità di Facebook affinché possa rimuovere questi gruppi dalla proprietà intellettuale inesistente.

Ecco i links:

http://www.facebook.com/group.php?gid=249901374386&ref=mf

http://www.facebook.com/group.php?gid=263157292360&ref=mf

http://www.facebook.com/group.php?gid=56219812027&ref=mf

http://www.facebook.com/group.php?gid=430380820642&ref=mf

A questo link trovate un'articolo che vale la pena leggere:
http://www.facebook.com/note.php?note_id=278451332081&id=134341586378&ref=mf

L'ipocrisia dei popoli occidentali e "democratici",che si ricordano del terzo mondo solo durante le catastrofi...

Il terribile sisma che ha gravemente colpito lo stato Haitiano e in particolar modo Port Au Prince , la capitale, e che ha fatto circa centomila morti,cifra purtroppo destinata a salire nei prossimi giorni, ci ha scosso tutti e ci ha fatto tornare indietro nemmeno di molti mesi e ci ha fatto sicuramente ricordare il terremoto in Abruzzo.
E ovviamente il mondo occidentale e la sua società civile è rimasta gravemente scossa da questo infausto evento, la cosa che sicuramente la maggior parte di noi ha subito pensato è il perchè un paese già cosi povero e martoriato dalla fame e dalla violenza debba subire questa ingiusta catastrofe naturale; molti altri si saranno sicuramente chiesti se in tutti questo esiste un Dio o qualche entità superiore...
Ma non è di questo che vorrei parlarvi.
In questa breve nota vorrei semplicemente dirvi il mio personale sdegno nei confronti della nostra civiltà occidentale,in particolare quella italiana, che si ricorda del resto del mondo che soffre e lotta per la sopravvivenza con meno di 1$ al giorno soltanto in casi come questi.
Rivolgo soprattutto queste parole ai media italiani e all'informazione nel suo insieme, che in quest'epoca preferiscono mettere in prima pagina "tette e culi" perchè fanno vendere di più o perché aumentano lo share televisivo, insomma, per dirla tutta in una parola io lo chiamo "business della notizia".
E' vergognoso che le civiltà occidentali che , almeno in teoria, dovrebbero essere avanzate non solo dal punto di vista tecnologico ma anche spirituale (con spirituale non intendo religioso dato che a mio avviso la religiosità non ha nulla a che vedere con le religioni) si ricordino delle popolazioni sofferenti solo in casi come quello Haitiano, mi duole il cuore ad accendere la TV e vedere tizi come Sgarbi o altri,cito Sgarbi per esempio, che vengono pagati per "sputtanare" chiunque la pensi diversamente in un qualsiasi dibattito televisivo.
I media ,a partire dalla RAI che noi contribuenti paghiamo, dovrebbe evitare di mandare in onda ridicoli e vergognosi siparietti quali i reality show e talent show che letteralmente rincoglioniscono la gente e la distraggono dai veri problemi del paese, a mio avviso sarebbe preferibile un'informazione vera e seria che non abbia paura di raccontare scomode verità e urtare la sensibilità della popolazione mandando in onda seri approfondimenti culturali e storici ; che vadano a portare la coscienza e la conoscenza nelle case degli italiani e iniziare a smuovere le coscienza assopite della popolazione che attualmente pensa ai saldi di stagione e a come preparasi fin da ora alla famigerata prova costume per l'estate 2010 andando in palestra o in centri benessere per buttare giù i chili di troppo presi durante le festività.
Questa cari amici miei è l'ipocrisia occidentale e italiana.
In questi tempi difficili per l'umanità dobbiamo,in modo semplice ed umile, cercare di cambiare il mondo e cosa ancora più importante dobbiamo farlo tutti insieme con grande spirito di cooperazione e amicizia tra i popoli, altrimenti Mahatma Gandhi,Martin Luther King,Malcom X, Gesù Cristo e tanti altri cosa sono morti a fare?
Tutto questo deve partire da noi semplici cittadini che con gli strumenti della politica e dell'informazione potremo portare avanti i nostri ideali per un mondo più giusto per tutti e per porre fine all'ingiustizia sociale che governa questo mondo , per un mondo di energie rinnovabili e gratuite, per un mondo in cui l'ipocrisia del mondo occidentale (che spreca l'80% delle risorse del pianeta e che tramite i suoi servizi segreti fa scoppiare guerre civili tra i popoli per prendere il controllo delle risorse del luogo e poi si ricorda del terzo mondo quando gli conviene) abbia fine.
Un carissimo saluto a tutti voi.


Di Federico Sciovolone.

mercoledì 13 gennaio 2010

Appello per la pagina "Berlusconi chi è?"


L'amministrazione di Facebook ha appena bloccato la pagina "Berlusconi chi è?" perché a loro avviso sono state violate le condizioni d'uso del social network.
Chi segue la pagina sa che si tratta di una pagina d'informazione, in cui non è presente materiale offensivo e tutte le notizie pubblicate provengono dalla rete.
Abbiamo provveduto a inviare un'email e restiamo in attesa di una risposta, in ogni caso sino a quando la pagina non verrà ripristinata, sarà impossibile pubblicare note, video, foto, ecc.
Chiediamo gentilmete di aiutarci inviando questa breve email all'indirizzo warning@facebook.com dall'indirizzo di posta elettronica con cui siete iscritti su Facebook:

Dear Facebook team, I am a Facebook user and I kindly ask you to re-open the page "Berlusconi chi è?", which has the following URL: http://www.facebook.com/pages/BERLUSCONI-chi-e/76372150336 It is a critic page and has not violated any terms of use. I kindly ask to reactivate this page. Thanks and best regards
FIRMA xxxxx

Grazie da tutto lo staff di "Berlusconi chi è?"

PRECISAZIONE: La pagina è visibile, non è stata oscurata, ma Facebook l'ha bloccata e gli amministratori non possono pubblicare nuovo materiale. E' successo anche a Informazione Libera qualche mese fa. Esprimiamo piena solidarietà a tutto lo staff della pagina e ci auguriamo che la situazione ritorni alla normalità il prima possibile.

martedì 12 gennaio 2010

Letta (Pd): “Taglio tasse Berlusconi? Solo slogan, costerebbe 20-30 miliardi”

Letta (Pd): “Taglio tasse Berlusconi? Solo slogan, costerebbe 20-30 miliardi”

«È Il solito annuncio elettorale», commenta in un'intervista su la Repubblica il vice segretario del Pd secondo il quale la riduzione del prelievo fiscale a due aliquote del 23 e del 33% è «una cosetta, a grandi spanne, da 20-30 miliardi di spesa»

Il Pd non crede alla proposta del premier Silvio Berlusconi di ridurre le tasse nel 2010. «È Il solito annuncio elettorale», commenta in un’intervista su la Repubblica il vice segretario del Pd, Enrico Letta, secondo il quale il taglio delle tasse è «una cosetta, a grandi spanne, da 20-30 miliardi di spesa».

A Letta il premier sembra il dottor Stranamore: «Berlusconi che annuncia un’altra volta “taglierò le tasse” mi ricorda tanto Peter Sellers. Noto la cautela del Tesoro che già rinvia tutto all’anno prossimo. Il che, a maggior ragione, mi puzza di campagna elettorale».

Secondo Letta, si tratta di uno «slogan elettorale» in vista delle elezioni regionali dal momento che Berlusconi «ha avuto 8 anni di tempo per realizzare le promesse e non s’é visto nulla». Diversamente da quanto accade in Francia, «dove il governo ha messo al centro la crisi», secondo il vicesegretario del Pd, «la priorità di Berlusconi rimane la giustizia e sull’economia zero».

La priorità per il Pd, invece, è di «portare dal 23% al 20% l’aliquota per la grande maggioranza dei lavoratori dipendenti».

Quanto alle riforme, il Pd attende le «risposte più urgenti sul Welfare» e si concentra su tre punti chiave: «Riforma degli ammortizzatori sociali, cassa integrazione da estendere anche alle piccole imprese e una no-tax area per dieci anni nel Mezzogiorno».


http://www.blitzquotidiano.it/politica-italiana/letta-pd-taglio-tasse-berlusconi-costa-20-30-miliardi-200000/

Prime prove di inciucio telefonico

- di Marco Lillo -


Perché il Pd non si oppone alle mire di Mediaset sulla rete di Telecom

Prove tecniche di inciucio telefonico. A dare il via alle danze è stata un’intervista di Paolo Gentiloni a Il Riformista. L’otto gennaio scorso, l’ex ministro delle comunicazioni, rispondendo alle domande di Gianmaria Pica, ha dato un imprevisto via libera alla possibile alleanza tra Telecom Italia e Mediaset: "Pier Silvio Berlusconi", spiega Gentiloni, "ha parlato di far crescere Mediaset fino a farla diventare un content provider, una sorta di major italiana che fornisce contenuti televisivi. Per fare questo per Mediaset sarebbe strategico il rapporto con Telecom: è il cuore del business della telecomunicazioni".

Così, allegramente, Gentiloni suona la tromba all’avanzata del Cavaliere sull’unico territorio mediatico che gli è ancora ostile: Internet. In un paese nel quale il presidente del consiglio controlla direttamente le tre reti Mediaset e indirettamente le tre reti Rai, mentre Telecom tiene La7 a bagnomaria e l’unico vero concorrente, Sky, viene frenato con l’Iva e i tetti pubblicitari, il politico più autorevole dell’opposizione, l’uomo che dovrebbe rappresentare la diga allo strapotere del premier-editore, applaude l’ingresso di Berlusconi sulla rete Telecom. Chi dovrebbe curare il conflitto di interessi nella tv, sembra favorire la metastasi su Internet.

Occasioni perse. L’intervista a Gentiloni è l’atto finale del lungo harakiri della sinistra sul fronte Telecom. Per comprendere l’ultimo fotogramma di questo film dell’orrore bisogna tornare all’inizio e provare a porsi qualche quesito del tipo: cosa sarebbe successo se...? Perché, se con i se non si fa la storia, magari si comprende meglio la cronaca. La Telecommedia inizia con la privatizzazione e la successiva opa quando Romano Prodi e Massimo D’Alema pensano di individuare in Umberto Agnelli e Roberto Colaninno due interlocutori industriali che invece si riveleranno finanzieri. Carica dei debiti di Colaninno, nel 2001 la compagnia finisce alla Pirelli. Marco Tronchetti Provera dimostra subito di non voler competere con il sistema berlusconiano.

Anzi. Dopo uno strano affare con il gruppo del premier (l’acquisto di Pagine Utili con il versamento di 55 milioni alla Fininvest) Tronchetti soffoca nella culla La7. Annulla i programmi dei big come Fabio Fazio che poteva minacciare Mediaset e paga senza battere ciglio le star per tenerle in panchina. La7 è un’inezia da sacrificare sull’altare del grande gioco telefonico.

Eppure quell’apertura del mercato che non arriverà dai programmi televisivi dell’era Tronchetti poteva arrivare dalle sue strategie internazionali.

Sognando Madrid. Il momento nel quale l’Italia è stata più vicina ad avere un competitor valido per Mediaset non è stato il 25 giugno del 2001 quando debuttò La7 di Fazio, Lerner e Sabina Guzzanti. Ma il 7 settembre del 2006 quando Tronchetti Provera e Rupert Murdoch si incontrano in barca al largo di Zante.

I legali dei due gruppi avevano preparato una bozza di accordo per l’ingresso di Murdoch nella holding di controllo di Telecom con una quota di poco inferiore a quella di Pirelli. In quei giorni Tronchetti spiegava riservatamente ai suoi collaboratori che l’approdo finale non era Zante ma Madrid.
Il sogno di Tronchetti era quello di unire questa Telecom rinforzata da Murdoch con Telefonica o un altro grande operatore per creare una conglomerata in grado di veicolare i contenuti su Internet e il satellite in tutto il mondo. La ricaduta italiana sarebbe stata la nascita di un concorrente in grado di dare filo da torcere a Mediaset e Rai su più piattaforme. Sulla carta le condizioni dell’estate 2006 erano ottimali. Al governo c’era Romano Prodi all’apice della sua forza.

Il centrosinistra potrebbe benedire l’alleanza italo-australiana e invece si mette di traverso. Un mese prima dell’incontro sul Corriere esce il piano del governo per scindere la rete dalla società telefonica, che sarebbe come sfilare il motore dal cofano della macchina il giorno prima della sua vendita a Murdoch. Il 5 settembre, prima dell’incontro greco, il consigliere di Prodi Angelo Rovati consegna a Tronchetti il piano per scindere la rete e affidarla alla Cassa depositi e prestiti.
Il 19 settembre Piero Fassino alla festa di Rifondazione plaude alla separazione della rete. Il messaggio è chiaro: se Murdoch compra, si scordi la rete. Il magnate australiano lascia poco dopo denunciando l’invadenza della politica italiana. A febbraio Tronchetti ci riprova con Telefonica. Ma riparte la campagna su rete e italianità con i politici di sinistra che minacciano di mettere sotto scacco l’acquirente straniero mediante la regolazione e i controlli.
Anche gli spagnoli mollano, salvo rientrare dalla finestra insieme a Benetton e alle banche quando Tronchetti vende.

Evoluzioni. E’ interessante riguardare le posizioni di allora alla luce dello scenario che si sta delineando oggi. La sinistra al governo, per limitare il potere dell’invasore Murdoch, predicava la separazione della rete e la sua annessione alla Cassa depositi e prestiti dello Stato. Tra quelli che sostenevano la separazione allora c’era anche un certo Franco Bernabé.
Oggi il numero uno di Telecom si oppone allo scorporo (come fa tutta la sinistra) mentre allora, nella posizione di consulente della banca Rothschild da dove lavorava insieme a Rovati al piano di scorporo. Al di là delle giravolte dovute ai cambiamenti di ruolo, però, resta la miopia strategica. Per sostenere il falso mito dell’italianità (quando era al governo e avrebbe voluto mettere la rete sotto il suo controllo) la sinistra ha perso una grande occasione.
L’ingresso di Murdoch e Telefonica nella Telecom di Tronchetti avrebbe salvaguardato l’italianità e avrebbe aperto il mercato tv. Sono passati tre anni. La prima azienda di telecomunicazioni italiana ha galleggiato tagliando i costi e gli investimenti.

L’unico prodotto di rilievo, il CuboVision, è per ora poco più di uno spot. Ora pare che Telefonica torni a farsi sotto. Solo che stavolta gli spagnoli vogliono la maggioranza e, per ottenerla, sono disposti a trattare con Mediaset sulla rete e i contenuti. La chiamano italianità.

Da Il Fatto Quotidiano del 10 gennaio




http://antefatto.ilcannocchiale.it/glamware/blogs/blog.aspx?id_blog=96578&id_blogdoc=2416164&title=2416164
di Antigone Brambilla -

Venerdì 15 gennaio, presso la terza sezione della Corte d'Appello di Torino, si decideranno le sorti del diritto di satira via web. Sul banco degli imputati il blog "www.ilbolscevicostanco.com", ideato nel 2005 dal giornalista valdostano Roberto Mancini e chiuso alla fine del 2006, dopo aver subìto una condanna per diffamazione decisa dal tribunale di Aosta.
La sentenza ha suscitato forti critiche da parte di tutto il mondo dell'informazione, di "Reporters Sans Frontieres", oltreché del ministro Paolo Gentiloni, all'epoca titolare delle Comunicazioni. Il notissimo Diego Cugia, a nome degli autori Siae, l'ha definita una «grave sentenza che ha sotterrato la libertà di autore».
La sentenza di Aosta, oltre ad essere il primo caso in Europa di condanna di un blogger, presenta aspetti contradditori.

Lo stesso dispositivo di condanna riconosce «il carattere satirico della pubblicazione e il fondo di verità in linea generale ravvisabile in quanto esposto» e parla di «notizie veritiere» postate dal «generale Zhukov», il nickname con cui secondo l'accusa, si firmava Mancini.
Ma secondo il giudice monocratico Eugenio Gramola, che il 26 maggio di quattro anni fa ha condannato Mancini senza accordargli nemmeno le attenuanti generiche malgrado fosse incensurato, «chi gestisce un blog ha le stesse responsabilità di un direttore di giornale».

Un'equiparazione anomala quanto pericolosa tra doveri del blogger e doveri del direttore responsabile, che è costata al giornalista valdostano 13 mila euro tra ammende e risarcimento ai colleghi aostani che lo avevano querelato per diffamazione.

Insomma, per Gramola i blog e i giornali on line sarebbero la stessa cosa. Ma allora perché tutti i blogger italiani non diventano d'ufficio giornalisti professionisti? E perché tutto il resto del mondo, compresi gli Stati Uniti dove nel 2007 è nato il fenomeno, considerano il blog come un diario on line, collettivo o personale, un genere che dunque in nulla attiene ad un giornale?
Il diario del generale Zhukov era un contenitore privilegiato di frammenti di vita quotidiana valdostana, in breve tempo diventato la finestra sul mondo per oltre mille lettori alla settimana, una cifra enorme nella piccola regione (126.000 abitanti).

Quale dunque la sua colpa? Forse la graffiante ironia con cui riusciva a rendere grottesco il personaggio del momento? Ma non è questo che si chiede alla satira?
Il giudice Gramola, nel dispositivo di sentenza, disapprova il tono, il «carattere postribolare del linguaggio».

Ma Riccardo Pifferi, giornalista ed autore teatrale e televisivo, ha scritto in difesa di Mancini su Vivaverdi, mensile Siae:
«sono le parole, le metafore, la discesa nel linguaggio del volgo che costano a Mancini la condanna.
Insomma si condannano gli attrezzi della satira, gli utensili dell'autore».
Il linguaggio di un genere letterario può essere deciso da un giudice penale?

Se la Valle d'Aosta ha condannato un satiro per aver fatto null'altro che buona satira, confidiamo nel fatto che la Corte d'Appello di Torino non incorrerà nella stessa contraddizione.

nuovasocieta.it (R)

lunedì 28 dicembre 2009

PAURA - Albert Osterhaus - Vampiri tra noi. Pandemie costruite per profitto economico ... ma va?

E ora a questi che fine dovremmo far fare?
E in Italia, chi sono i complici? I responsabili? E perchè questa notizia non c'è stata data? Notizia uscita almeno da ottobre 2009 (vedi sotto). Siamo in mano a dei criminali. E se la notizia è di Ottobre 2009, il NOSTRO Ministero QUANDO ha COMUNQUE E NONOSTANTE acquistato i vaccini? Vogliamo credere che questa notizia non gli sia giunta?
Il professor Albert Osterhaus
OMS: IL “PAPA DELL’INFLUENZA SUINA” ACCUSATO DI CORRUZIONE
Postato il Domenica, 27 dicembre @ 17:10:00 CST di davide
DI F.WILLIAM ENGDAHL
voltairenet.org
Chiamato “Dr.Flu” (Dottor Influenza), il professor Albert Osterhaus è il principale consigliere dell’Organizzazione Mondiale della Sanità per la pandemia H1N1.
Da diversi anni, parla dell’imminenza di una pandemia globale e quello che sta succedendo sembra dargli ragione.
Ma lo scandalo che è scoppiato nei Paesi Bassi e che è stato oggetto di dibattito in Parlamento, ha messo in evidenza i suoi legami personali con i laboratori che fabbricano i vaccini da lui fatti prescrivere all’OMS.
F. William Engdhal spiega come un esperto senza scrupoli abbia potuto manipolare l’opinione pubblica internazionale, sopravvalutare l’impatto dell’influenza H1N1 e fare la fortuna dei laboratori in cui lavora.
Da molto tempo, il Parlamento nederlandese [1] nutriva dei sospetti sul famoso Dott. Osterhaus e aveva aperto un’inchiesta per conflitto d’interesse e malversazioni. Fuori dai Paesi Bassi e dai media nederlandesi, solo alcune righe nel'autorevole rivista britannica Science han menzionato l’inchiesta sensazionale sugli affari di Osterhaus.
Non erano messe in questione le referenze e l’esperienza d’Osterhaus nel suo campo. Quello che viene messo in causa, come ci spiega la rivista Science in un semplice dispaccio, è l’indipendenza del giudizio personale sulla pandemia di influenza A. Science pubblicava queste poche righe su Osterhaus nell’edizione del 16 ottobre 2009:
“Negli ultimi sei mesi, nei Pesi Bassi è stato difficile accendere la televisione e non vedere il famoso cacciatore di virus Albert Osterhaus e sentirlo parlare della pandemia di influenza A. O perlomeno, è ciò che credevamo. Il Signor Influenza era Osterhaus, il direttore di un laboratorio di fama mondiale in seno al Centro medico dell'Università Erasmo di Rotterdam. Ma la scorsa settimana la sua reputazione è stata fortemente criticata dopo che sono stata espressi alcuni sospetti sulla volontà di attizzare le paure di una pandemia, con l'obiettivo di servire gli interessi del proprio laboratorio nella messa a punto di nuovi vaccini. Nel momento in cui Science mandava in stampa, la Camera bassa del Parlamento nederlandese annunciava che la questione sarebbe stata discussa con urgenza”. [2]
Pur non uscendone indenne, il 3 novembre 2009 Osterhaus aveva saputo evitare i danni. Si poteva leggere in uno dei blog del sito di Science: “La Camera bassa del Parlamento nederlandese ha oggi negato una mozione che esigeva che il governo rompesse qualsiasi legame con il virologo Albert Osterhaus del Centro medico dell'Università Erasmo di Rotterdam, accusato di conflitto d'interessi in qualità di consigliere del governo. Nello stesso momento, il Ministro della Salute Ab Klink annunciava una legge [3] sulla trasparenza del finanziamento della ricerca, che obblighi gli scienziati a rivelare i legami finanziari che stringono con le imprese private”.[4]
In un comunicato sul sito internet del Ministero della Salute, Klink, che sappiamo essere uno degli amici intimi di Osterhaus [5], diceva in seguito che quest'ultimo non era altro che un consigliere del Ministero come molti altri sulla questione dei vaccini contro l'influenza A H1N1. Ha anche detto di “essere al corrente” degli interessi finanziari d Osterhaus [6]: non nascondono niente di straordinario, solo il progresso della scienza e della salute pubblica. O perlomeno è quello che credevamo.
Un esame più approfondito del dossier di Osterhauas lascia intendere che questo virologo nederlandese di fama internazionale potrebbe trovarsi al centro di una truffa di diversi miliardi di euro riguardo all'idea di una pandemia. Un sistema fraudolento in cui dei vaccini non testati sono iniettati a degli uomini, col rischio -come è già successo- di causare seri danni, paralisi gravi o decessi.
La bugia delle feci d'uccello
Albert Osterhaus non è una persona qualunque. Ha avuto un ruolo in tutti i grande ondate di panico suscitate dalla comparsa di virus, a partire dai misteriosi decessi imputati alla SARS a Hong-Kong, dove l'attuale Direttrice generale dell'OMS Margaret Chan aveva lanciato la sua carriera di responsabile della Salute Pubblica a livello locale. Secondo la sua biografia ufficiale alla Commissione Europea, nell'aprile 2003, all'apice del panico causato dalla SARS, Osterhaus fu incaricato di partecipare alle inchieste sui casi di infezioni respiratorie che si moltiplicavano a Hong Kong. Nel rapporto dell'unione Europea possiamo leggere: “dimostrò ancora una volta la sua capacità di agire velocemente in situazioni gravi. In tre settimane ha dimostrato che questa malattia era provocata da un coronavirus scoperto recentemente che contamina le civette, i pipistrelli e altri animali carnivori” [7]
In seguito, quando i casi di SARS non fecero più parlare di sé, Osterhaus passò ad altro, lavorando questa volta per la mediatizzazione dei pericoli di quella che chiamava l'influenza aviaria H5N1. Nel 1997 aveva già suonato l'allarme dopo la morte a Hong Kong, di un bambino di tre anni che Osterhaus sapeva essere stato in contatto con degli uccelli. Osterhaus ha sviluppato quindi il suo lobbying nei Paesi Bassi e in Europa, sostenendo che una nuova mutazione letale dell'influenza aviaria era stata trasmessa agli umani e che si dovevano prendere delle misure drastiche. Sottolineava inoltre il fatto di essere stato il primo scienziato ad aver dimostrato che il virus H1N1 poteva contaminare gli umani. [8]
Parlando della pericolosità dell'influenza aviaria in un'intervista diffusa dalla BBC nell'ottobre 2005, Osterhaus dichiarava: “se il virus riuscisse a mutare in maniera tale da trasmettersi poi tra umani, allora saremmo in una situazione completamente diversa: potremmo avere dinnanzi a noi l'inizio di una pandemia”. Aggiungeva: “C'è il rischio che il virus venga sparso dagli uccelli in tutta Europa. C'è un rischio reale che nessuno ha saputo tuttavia valutare fino ad oggi, perchè non abbiamo fatto gli esperimenti dovuti” [9]. Il virus non ha mai riuscito la sua mutazione, ma Osterhaus era pronto a “condurre degli esperimenti” che possiamo immaginare sarebbero stati ampiamente retribuiti.
Per sostenere il suo allarmante scenario di pandemia cercando di dargli una legittimità scientifica, Osterhaus e i suoi assistenti di Rotterdam han cominciato a raccogliere e congelare dei campioni di feci d'uccelli. Affermava che, secondo i periodi dell'anno, fino al 30% di tutti gli uccelli d'Europa risultavano portatori del virus mortale dell'influenza aviaria H5N1. Aveva anche affermato che quindi gli allevatori in contatto con polli e galline erano esposti al suddetto virus. Osterhaus si incontrò con i giornalisti, che presero nota del messaggio allarmista. La classe politica fu messa in allerta. Nella stampa emise l'ipotesi per cui il virus, che egli chiamava H5N1, dopo aver causato diverse morti agli antipodi asiatici, si sarebbe diffuso in Europa, molto probabilmente trasportato sulle piume degli uccelli o nelle interiora d'uccelli infettati mortalmente. Sosteneva la tesi di uccelli migratori capaci di portare il nuovo virus mortale verso l'ovest, fino all'Ucraina e l'isola di Rügen [10]. Questo gli bastò per fingere di ignorare che gli uccelli non migrano da est a ovest, ma da nord a sud.
La campagna allarmista di Osterhaus sull'influenza aviaria decollò per davvero nel 2003, quando un veterinario nederlandese muore dopo essere stato ammalato. Osterhaus annunciò che la morte era il risultato di una contaminazione del virus H5N1. Convinse il Parlamento nederlandese ad esigere il macello di milioni di polli. Però non ci fu nessun altro decesso legato a un'infezione simile a quella attribuita all'H5N1. Per Osterhaus, questo dimostrava l'efficacia della campagna di macello preventiva [11].
sempre secondo Osterhaus, gli escrementi aviari diffondevano il virus ricadendo sulla popolazione e gli altri uccelli a terra. Rimaneva fermo sulla sua idea che questi escrementi costituivano il vettore di propagazione della nuova ondata mortale del virus H5N1 dall'Asia.
Si poneva in quel momento un problema con lo stock crescente di campioni congelati di escrementi aviari che con i suoi associati aveva raccolto e conservato nel suo istituto. La presenza del virus H5N1 non poté essere confermata in nessuno di questi campioni. Nel 2006, in occasione del congresso dell'OIE (Office international des épizooties, ormai chiamato 'Organizzazione Mondiale per la Salute dell'Animale), Osterhaus e i suoi colleghi dell'Università Erasmo furono obbligati ad ammettere che nei 100.000 campioni di materie fecali raccolte con tanta precauzione non avevano trovato nessuna traccia del virus H1N1. [12]
Nel 2008, a Verona, durante la conferenza dell'OMS dal titolo “Avian influenza at the Human-Animal Interface,”, Osterhaus prendeva la parola davanti ai suoi colleghi scienziati, senza dubbio meno accattivati del pubblico non scientifico dai suoi incitamenti all'emotività. Ammetteva che: “allo stato attuale delle conoscenze, niente permette(va) di dichiarare un'allerta contro il virus H5N1, né di affermare che questo potesse provocare una pandemia” [13]. Ma in quel momento, il suo sguardo si rivolgeva già verso altre possibilità pulsanti da schiacciare per far convergere il suo lavoro sui vaccini con nuove possibilità di crisi pandemica.
Influenza A e corruzione all'OMS
Rendendosi conto che l'influenza aviaria non aveva portato a nessuna ondata di morti su grande scala – dopo che Roche (produttore del Tamiflu) e GlaxoSmithKline (produttore del Relenza), ebbero incassato miliardi di dollari di profitti quando i governi decisero di stockare dei vaccini antivirali contestati -, Osterhaus e gli altri consiglieri dell'OMS si voltarono verso dei pascoli più verdi.
Nell'aprile 2009, le loro ricerche sembravano coronate di successo quando a La Gloria, piccolo villaggio messicano dello Stato di Veracruz, un bambino ammalato venne diagnosticato come portatore dell'influenza all'epoca chiamata “suina” o H1N1. Con una fretta fuoriluogo, l'apparato propagandista dell'OMS a Ginevra seguì subito le dichiarazioni del suo Direttore Generale, il Dottor Margaret Chan sull'eventuale minaccia di una pandemia mondiale.
Chan evocò “l'urgenza di salute pubblica a livello internazionale” [14]. In seguito, altri casi dichiarati a La Gloria vennero presentati su un sito internet di medicina come: una “strana” crescita d'infezioni polmonari e respiratorie acute, che evolvono in broncopolmoniti in certi casi riscontrati tra i bambini. Un abitante del villaggio ne descriveva i sintomi: “febbre, tossi severe e secrezioni nasali importanti” [15]
Questi sintomi, tuttavia acquistano tutto il loro senso nel contesto ambientale de La Gloria, una delle zone al mondo in cui si concentra il più grande numero di maiali in allevamento intensivo, il cui sfruttamento è detenuto principalmente dall'americano Smithfield. Da mesi, la popolazione locale protestava davanti la sede messicana del gruppo Smithfield, lamentandosi di gravi affezioni respiratorie dovute alle letamaie dei maiali. Questa ragione più che plausibile per le diverse malattie diagnosticate a La Gloria, non sembra interessare né Osterhaus né gli altri consiglieri dell'OMS. Finalmente si intravedeva la pandemia tanto attesa, quella predetta dal 2003, durante la sua partecipazione alle ricerche sulla SARS nella provincia di Guangdong in Cina.
L'11 giugno 2009, Margaret Chan annunciava che la propagazione del virus dell'influenza H1N1 aveva raggiunto il livello 6 dell' “urgenza pandemica”. Curiosamente, in occasione di quest'annuncio precisava che “secondo le informazioni disponibili fino ad ora, una maggioranza schiacciante di pazienti sentono dei sintomi benigni; il loro ristabilimento è veloce e completo, la maggior parte delle volte ricorrendo a un trattamento medico”. Prima di aggiungere: “A livello mondiale, il numero di decessi è poco importante, non ci aspettiamo di vedere una crescita improvvisa e spettacolare del numero di infezioni gravi o mortali”.
Si scopriva più tardi che Chan aveva agito in seguito ad alcuni dibattiti febbrili all'OMS, seguendo i consigli del Consultivo strategico del gruppo di esperti (SAGE, Strategic Advisory Group of Experts). Uno dei membri del SAGE all'epoca, e ancora oggi, è il nostro “Signor Influenza”, il dottor Albert Osterhaus.
Osterhaus non occupava solo una posizione strategica per raccomandare all'OMS di dichiarare l' ”urgenza pandemica” e incitare al panico, ma era anche il presidente di un'organizzazione in prima linea sull'argomento, il Gruppo di lavoro scientifico (ESWI, European Scientific Working group on Influenza), che si definisce come un “gruppo multidisciplinare di leaders d'opinione sull'influenza, il cui scopo è lottare contro le ripercussioni di un'epidemia o di una pandemia influenzali”. Come spiegano i suoi stessi membri, l'ESWI guidato da Osterhaus è il perno “tra l'OMS a Ginevra, l'Istituto Robert Koch a Berlino e l'Università del Connecticut negli Stati Uniti”.
La cosa più significativa riguardo l'ESWI è che il suo lavoro è completamente finanziato dagli stessi laboratori farmaceutici che guadagnano miliardi grazie all'urgenza pandemica, mentre gli annunci fatti dall'OMS obbligano i governi di tutto il mondo a comprare e immagazzinare vaccini. L'ESWI riceve finanziamenti dai fabbricanti e dai distributori di vaccini contro l'H1N1, come Baxter Vaccins, MedImmune, GlaxoSmithKline, Sanofi Pasteur e altri, tra cui Novartis,che produce il vaccino e il distributore del Tamiflu, Hofmann-La Roche.
Per mantenere il vantaggio, Albert Osterhaus, il più grande virologo mondiale, consigliere ufficiale sul virus H1N1 dei governi britannico e nederlandese, e capo del Dipartimento di Virologia del Centro medico dell'Università Erasmo, era allo stesso tempo parte delll'élite dell'OMS riunita nel gruppo SAGE e presiedeva l'ESWI, sponsorizzato dall'industria farmaceutica. A sua volta, l' ESWI raccomandò misure straordinarie per vaccinare tutto il pianeta, ritenendo elevato il rischio di una nuova pandemia che, si diceva con insistenza, avrebbe potuto essere paragonabile alla spaventosa pandemia d'influenza spagnola del 1918.
Nel 1923, Louis Jouvet mette in scena “Knock o il trionfo della medicina” di Jules Romain. Un medico senza scrupoli si stabilisce in una piccola città e riesce a convincere gli abitanti che sono tutti malati. Prescrive loro dei trattamenti inutili, costosi, e a volte pericolosi. La pièce diventa un lungometraggio nel 1933. il truffatore vi dice la celebre battuta: “Le persone sane sono dei malati che ignorano di esserlo”
La banca JP Morgan, presente a Wall Street, riteneva che, principalmente grazie all'allerta pandemica lanciata dall'OMS, i grandi industriali farmaceutici, che finanziano anche il lavoro dell' ESWI di Osterhaus, erano pronti a fare tra i 7,5 e i 10 miliardi di dollari di benefici. [16]
Il dottor Frederick Hayden è allo stesso tempo membro del SAGE all'OMS e del Wellcome Trust a Londra; si sa essere una degli amici intimi di Osterhaus. Per i suoi servizi “di consulenza”, Hayden, riceve tra l'altro fondi da Roche e GlaxoSmithKline, tdue dei vari giganti farmaceutici impegnati nella creazione di prodotti legati alla crisi dell'H1N1.
Un altro scientifico britannico, il professor David Salisbury, che dipende dal ministero britannico della Salute, è a capo del SAGE all'OMS. Dirige anche il gruppo consultivo sull'H1N1 all'OMS. Salisbury è un fervente difensore dell'industria farmaceutica. Nel Regno Unito, il gruppo di difesa della salute One Click l'ha accusato di dissimulare la correlazione provata tra i vaccini e l'aumento dell'autismo nei bambini, così come quella esistente tra il vaccino Gardasil e casi di paralisi e addirittura di morte. [17]
Il 28 settembre 2009, lo stesso Salisbury dichiarava: “la comunità scientifica è d'accordo sull'assenza totale di rischi riguardanti l'inoculazione del Thimerosal (o Thiomersal)”. Questo vaccino, usato contro l'H1N1 in Gran Bretagna, è prodotto principalmente da GlaxoSmithKline. Contiene Thimerosal, un conservante a base di mercurio. Nel 1999, un numero sempre crescente di prove che dimostrava che il Thimérosal presente nei vaccini avrebbe potuto essere la causa di casi d'autismo tra i bambini negli Stati Uniti, l'American Academy of Pediatrics (Accademia americana di pediatri) e il Public Health Service (ufficio della salute pubblica) ne avevano preteso il ritiro dalla composizione dei vaccini. [18]
Troviamo ancora un altro membro dell'OMS che ha degli stretti legami finanziari con i fabbricanti di vaccini che approfittano delle raccomandazioni del SAGE: il dottor Arnold Monto, un consulente remunerato dai fabbricanti di vaccini MedImmune, Glaxo e ViroPharma.
E peggio ancora, alle riunioni di scienziati “indipendenti” dal SAGE, partecipano degli “osservatori” che comprendono, ebbene sì, gli stessi produttori di vaccini GlaxoSmithKline, Novartis, Baxter e compagnia. Ci si può chiedere: se i migliori esperti dell'influenza al mondo dovrebbero far parte del SAGE, perchè invitano i fabbricanti di vaccini a partecipare?
Nello scorso decennio, l'OMS creava i cosiddetti “partenariati pubblico/privato”, con lo scopo di aumentare i fondi a sua disposizione. Ma, invece di ricevere fondi solo dai governi dei paesi membri dell'ONU (com'era stato previsto all'inizio), oggi l'OMS riceve dalle imprese private quasi il doppio del budget solitamente dato dall'ONU sotto forma di borse e aiuti finanziari. Da quali imprese private? Dagli stessi fabbricanti di vaccini e medicinali che approfittano delle decisioni ufficiali come quella presa nel giugno 2009 sull'urgenza pandemica dell'influenza H1N1. Proprio come i benefattori dell'OMS, i grandi laboratori hanno le loro entrate a Ginevra, e hanno diritto a un trattamento di “porte aperte e tappeti rossi”. [19]
In un'intervista rilasciata al Der Spiegel, un membro della Cochrane Collaboration (organizzazione di scienziati indipendenti che valutano tutti gli studi condotti sull'influenza), l'epidemiologo Tom Jefferson mostrava le conseguenze della privatizzazione dell'OMS e la commercializzazione della salute.
“T.Jefferson: [...] una delle caratteristiche più sorprendenti di quest'influenza, e di tutta la telenovela che ne è derivata, è che, anno dopo anno, alcune persone fanno previsioni sempre più pessimiste. Finora, nessuna si è i realizzata e queste persone sono sempre là a ripetere le loro predizioni. Ad esempio, cos'è successo all'influenza aviaria che avrebbe dovuto ucciderci tutti? Niente. Ma ciò non impedisce a queste persone di continuare a fare le loro predizioni. A volte sembra che ci sia un'intera industria che spera una pandemia.
Der Spiegel: di chi parla? Dell'OMS?
T.J. :L'OMS e i responsabili della salute pubblica, i virologi e i laboratori farmaceutici. Hanno costruito un sistema sull'imminenza della pandemia. Ci sono molti soldi in gioco, reti d'influenza, carriere e intere istituzioni! Ed è bastato che uno dei virus dell'influenza muti per vedere tutta la macchina mettersi in moto”. [20]
Quando gli abbiamo chiesto se l'OMS aveva deliberatamente dichiarato l'urgenza pandemica con lo scopo di creare un immenso mercato per i vaccini e i medicinali contro l'H1N1, Jefferson ha risposto: “Non pensa che il fatto che l'OMS abbia cambiata la definizione di pandemia sia notevole? La vecchia definizione era “un nuovo virus che si diffondeva velocemente, per cui non si aveva nessuna immunità e che causava un alto numero di malati e un'alta mortalità”. Ora, le ultime due sono state cancellate, e con questo cambiamento è stato possibile catalogare l'influenza suina come pandemia." [21]
In modo molto giudizioso, nell'aprile 2009 l'OMS pubblicava la nuova definizione di pandemia, appena in tempo per permettere all'OMS, sui consigli provenienti, tra gli altri, dal SAGE di “Signor Influenza”, alias Albert Osterhaus, e di David Salisbury, di definire urgenza pandemica casi benigni di influenza, ribattezzata influenza A H1N1. [22]
L'8 dicembre 2009, nella nota a piè di pagina di un articolo sulla gravità o la benignità della “pandemia mondiale” dell'H1N1, il Washington Post citava: “La seconda ondata d'infezione dell'H1N1 essendo arrivata all'apice negli Stati Uniti, i principali epidemiologi prevedono che la pandemia potrebbe far parte delle più benigne da quando la medicina moderna documenta le epidemie di influenza”. [23]
Igor Barinov, parlamentare russo e presidente del Comitato per la Salute alla Duma, ha preteso dai rappresentanti russi all'OMS in posto a Ginevra che conducano un'inchiesta ufficiale sugli innumerevoli indizi della corruzione massiva accettata dall'OMS e portata avanti dall'industria farmaceutica. “Sono state pronunciate gravi accuse di corruzione verso l'OMS”, affermava Barinov. “Una commissione internazionale d'inchiesta deve essere organizzata al più presto”. [24]
F.William Engdhal
Fonte: www.voltairenet.org
Link: http://www.voltairenet.org/article163315.html
16.12.2009
Sweden stops the vaccine - La consegna del vaccino contro l'influenza suina deve essere fermata. ... e rimandare al mittente quelli già consegnati, farci rimborsare e PAGARE I DANNI MORALI! FARE CAUSA ALLE CASE FARMACEUTICHE COINVOLTE NELLA TRUFFA. E anche a tutti gli attori responsabili del clima di TERRORE - PAURA - che hanno CONTRIBUITO a fomentare.

Libro antimafia regalato dai giovani del Pdl

I complici in dono natalizio ai deputati dell'Assemblea Regionale: "C'è molto da fare, invece pensano alle poltrone"

Un blitz speciale, alla vigilia di Natale. Giovani col berretto di Santa Claus hanno portato doni ai deputati dell’Assemblea regionale siciliana. Regali provocatori e goliardici per "una classe politica assolutamente inadeguata al momento" come racconta Mauro La Mantia, presidente regionale della Giovane Italia, l’associazione giovanile del Pdl. E per tutti i componenti dell’Ars anche una "buona lettura natalizia": una copia de I complici di Lirio Abbate e Peter Gomez, il libro che ricostruisce le collusioni fra la mafia e la classe politica durante la latitanza di Bernardo Provenzano.

"È un libro importante – spiega La Mantia - dove si vede come i partiti, in maniera trasversale, non sono immuni da certe frequentazioni. Questo per dire che bisogna sempre stare con gli occhi aperti, perché la mafia esiste nel quotidiano. Uno di Milano – continua - in campagna elettorale ci può cascare, ma non un politico del posto che deve sapere con chi ha a che fare. E la classe politica citata nel libro, è la stessa che sta al governo. Poi ci sono certi fatti che, al di là del rilievo penale, dimostrano come chi fa politica non può permettersi di fare affari con certa gente".

Quindi mentre all’Ars il presidente dell’assemblea procedeva al consueto scambio di auguri, ecco arrivare i giovani del Pdl. Nei loro pacchi-dono ce n’è per tutti. La camomilla, per riportare alla calma molti politici regionali. Viaggi a Lourdes per i deputati del Pdl perché "solo un miracolo li può cambiare". Il pallottoliere per il presidente Raffaele Lombardo e l’Mpa, "perché hanno perso il conto delle persone piazzate nel sottogoverno regionale". Una bussola per il Pd, per orientarsi e capire se fanno opposizione o entrano nel governo. Ai deputati dell’Udc una camicia di forza, "da buoni vecchi democristiani, avendo perso il potere alla Regione e in ambito nazionale, hanno attacchi di follia".

Poi anche i Ghostbusters indirizzati particolarmente ai componenti della commissione statuto, "presieduta da uno dei nostri e finita sui giornali perché non si riunisce mai e ci costa migliaia di euro senza che produca nulla. Noi dovremmo dare – dice La Mantia - l'esempio e non produrre scandali degni della prima repubblica". Infine anche una lista dei laureati palermitani. "Non c'è più un concorso, hanno piazzato tutte le persone in tutti i posti disponibili. A questo punto, se devono raccomandare qualcuno, che sia una persona valida, invece di lasciare che i giovani vadano via dalla Sicilia". Poi, come detto, I complici, perché della necessità di rottura dei legami con Cosa nostra "se n'è accorta la società civile, la magistratura, le forze di polizia e anche la classe imprenditoriale, ma la classe politica è in netto ritardo. E un governo debole, come quello che abbiamo, non fa che aiutare la mafia. Oggi più che mai il Pdl dovrebbe darsi da fare e invece litigano e per cosa? Per le poltrone".

A fronteggiarsi i "lealisti" fedeli alla coppia Alfano-Schifani e i “ribelli” di Micciché. "Su cosa si dividono? Sul modo di gestire l'economia in Sicilia? Sulle riforme? No, è un problema di poltrone. Per questo diciamo che è una classe inadeguata al momento". Mentre loro, i giovani del Pdl, hanno voluto dare una scossa. "Abbiamo voluto prendere in giro tutti i partiti ma abbiamo voluto dimostrare di più, perché scommetto che i giovani del Pd una cosa del genere non l'avrebbero mai fatta: criticare il proprio stesso partito e irriderlo pubblicamente". Perché – conclude La Mantia – "noi non abbiamo peli sulla lingua".

Da Il Fatto Quotidiano del 27 dicembre

lunedì 14 dicembre 2009

mercoledì 2 dicembre 2009

L'Omicidio Bacioterracino e la favola dell'indifferenza dei napoletani

02/12/2009, ore 17:45 - In un video la verità che fa meno scalpore

di: Germano Milite
NAPOLI- Per giorni e giorni, le cronache locali e nazionali, sulle reazioni di passanti e clienti del bar davanti al quale si è consumato l'omicidio Bacioterracino, hanno presentato una realtà completamente distorta che, a quanto pare, faceva più scalpore e solleticava maggiormente quel perverso senso d'indignazione di cui ha probabilmente sempre più bisogno il gionalista medio (cre) per rendere più interessante una notizia. In tv e sui giornali si leggeva di "Un morto a Napoli tra l'indifferenza della gente" con grande scandalo degli spettatori e, le immagini di una signora che scavalcava il cadavere disteso al suolo, venivano riproposte in modalità loop.
Sui soliti gruppi razzisti anti-partenopei di facebook impazzavano frasi del tipo "Che animali i Napoletani: calpestano i cadaveri come se niente fosse".
Qualcun altro parlava invece di partenopei che sarebbero così assuefatti ai delitti di camorra da reputarli oramai qualcosa di ascrivibile alla routine quotidiana. Peccato che, la realtà presentata nel video allegato, sia completamente differente da quella che si è voluta trasmettere. Peccato che, anche un personaggio come Roberto Saviano, sia caduto nella trappola del giudizio affrettato e qualunquista parlando di "assoluta serenità dell'esecuzione e delle persone che si trovavano intorno".
Peccato che, soprattutto chi è così esperto di fatti di camorra, si meravigli ancora della freddezza inumana di un killer e del terrore agghiacciante che paralizza chi assiste a simili omicidi a sangue freddo. Certo è bello poter guardare il video standosene comodamente a casa, con il pc davanti, una birra in mano e lo scandalo pronto ad uscir fuori a mo di rutto maltrattenuto. Magari fantasticare e dire all'amico che si trova li con te che tu, al posto di quella "gentaglia", avresti prima riportato in vita l'assassinato e poi inseguito il sicario deciso ad affrontarlo a mani nude per assicurarlo alla giustizia.
Ciò che però risulta meno bello è tollerabile riguarda il fango immediato e quasi automatico gettato su un intero popolo senza che si possa nemmeno concedere il beneficio del dubbio. Se a Torino la gente scappa in seguito ad un omicidio è spaventata ma, se lo stesso comportamento viene osservato nel quartiere Sanità di Napoli, allora si tratta di vigliacchi ed omertosi. Di sicuro non è questa la sede per parlare dei luoghi comuni (in buona parte anche molto vicini alla realtà) che letteralmente atterriscono la città di Napoli e chi ci abita.
Questo articolo serve solo da introduzione al video allegato che, di sicuro, vi risulterà molto più eloquente dell'articolo stesso...vedere per credere a ciò in cui non credere. Nel filmato si notano infatti numerosi particolari "sfuggiti" ai media durante l'assillante opera di commento delle immagini riprese dalle telecamere di sorveglianza. Da notare, su tutti, il modo in cui si è tagliato ad arte il pezzo della signora che passava sul corpo di Bacioterracino di modo da regalare l'impressione che, quella passante, scavalcasse il cadavere in preda alla più squallida indifferenza.

da : JulieNews.it


sabato 28 novembre 2009

Magistrati toscani smentiscono le affermazioni di "Libero": "Nessun procedimento" Il presidente del Consiglio attacca: "Voci infamanti". Poi si scagl


FIRENZE - I magistrati toscani smentisono le affermazioni di "Libero" secondo il quale il Cavaliere e Dell'Utri sarebbero stati iscritti nel registro degli indagati fin dallo scorso ottobre nell'ambito dell'inchiesta sulle stragi del 1993. Lo ha detto il procuratore capo di Firenze Giuseppe Quattrocchi rispondendo ai giornalisti: "Libero può scrivere quello che vuole. Berlusconi e Dell'Utri non sono indagati".

Il Cavaliere: "Accuse infondate". "Contrariamente alla prudenza usata dagli altri quotidiani che, pur svelando le confidenze dei pentiti sul premier e sul suo braccio destro Dell'Utri, hanno informato che i riscontri sono ancora in corso, questa mattina, il quotidiano diretto da Maurizio Belpietro, è uscito con un titolo senza mezzi termini: "Silvio indagato per mafia". Cosa falsa dice il procuratore di Firenze e da Olbia, dove il premier ha incontrato i giovani del Pdl, Berlusconi attacca: "Sono accuse infondate e infamanti. La maggior parte della magistratura è di sinistra e per questa ragione cerca un pretesto per attaccare il presidente del consiglio". Poi prosegue: "Se trovo chi ha fatto le nove serie de La Piovra e chi scrive libri sulla mafia che ci fanno fare una bella figura, lo strozzo".

Placido: "Ha fatto autogol". "Una battuta, quella di Silvio Berlusconi, che Michele Placido, popolare commissario Cattani proprio nella Piovra, definisce un "autogol": "La piovra è roba di tanti anni fa, mentre le fiction tv più recenti sulla mafia, da Il capo dei capi a quelle su Falcone e Borsellino, le ha fatte suo figlio per Mediaset. Quando Gomorra è stato scritto ed è diventato di successo internazionale, le immagini sullo scandalo immondizia e i problemi della camorra avevano già prima fatto il giro del mondo. Naturalmente si tratta ogni volta di fare informazione seria e responsabile, ma quel che è accaduto sarebbe grave venisse nascosto".

Bossi: "Leadership della coalizione indiscussa". Una voce a favore di Berlusconi viene da Umberto Bossi, presente a Vicenza al quarto meeting della Lega nord estero. Il ministro per le Riforme rassicura che le voci intorno al premier non indeboliscono il presidente del Consiglio: "Berlusconi mantiene la parola - ha detto il fondatore del Carroccio - e la sua leadership è indiscussa. Non siamo preoccupati per la coalizione".
(28 novembre 2009

La Repubblica.it

mercoledì 25 novembre 2009

Miracolo in Abruzzo: manette e mazzette

- di Rita Pani (APOLIDE) -


Non c’è. Domani proverò a comprare un giornale per vedere se alla fine la troverò stampata la notizia mancante. Nelle pagine online continua a campeggiare la riforma del processo berlusconi, per tutti i cittadini, ma la notizia che cercavo io davvero, non c’è.

Oggi a Pescara sono scattate le prime manette per le tangenti sulla ricostruzione post terremoto, la ricostruzione secondo berlusconi, ossia quella che lascia tutto com’è e getta cemento nelle campagne espropriate. I Carabinieri hanno arrestato l'amministratore delegato della Fira Servizi, Claudio D'Alesio, e l'ex assessore regionale al Lavoro (PDL), Italo Mileti.

L'accusa e' millantato credito per illecita intermediazione verso pubblici ufficiali nell'ambito della ricostruzione post terremoto all'Aquila. I due avrebbero agito da mediatori per pilotare, traendone profitto, l'aggiudicazione di un appalto da 15 milioni di euro.

Magari a pagina 30, tra un necrologio e la pubblicità di un prodotto snellente, ci saranno le poche righe che ho riportato come da agenzia, senza una virgola in più o una di meno. Perché a parlare d’Abruzzo, come era prevedibile, siamo rimasti solo noi blogger. Non è poltiglia da rimestare quella aquilana, ed è bene lasciarla così, in modo che ancora l’italiota medio resti convinto della taumaturgica opera del tizio palazzinaro del consiglio, che ha fatto il miracolo in tempi brevissimi.


In effetti sono tante le notizie sparite dalle pagine dei giornali, come per esempio i primi assegnatari delle case periferiche, sfrattati dopo nemmeno un mese e rispediti a vivere nelle loro case lesionate, quelle per cui ancora nessuno ha visto un euro di contributo per il restauro. Le case inagibili fino al giorno prima della neve, che diventano agibili dopo la prima nevicata sul Gran Sasso.

Silenzio anche nei confronti di coloro che stanno sotto una tenda, perché impossibilitati ad allontanarsi dalla loro vita, i bambini costretti a lunghi trasferimenti in pullman per andare a scuola, o altri bambini costretti a fare lezione coperti al punto di apparire gonfi come l’omino della Michelin.

No, l’italiota non deve sapere che il miracolo non era poi così miracoloso, che le macerie stanno ferme da sei mesi, che i centri storici sono morti, che di tutti gli aiuti promessi durante il G8, occasione nella quale i grandi del mondo ricevettero un libro su Canova dal valore stimato di 460 mila dollari ognuno, soltanto la Germania, la Francia e la Russia, insieme al Kazakistan (la patria di Borat, per intenderci) hanno onorato il loro impegno.

In fondo la propaganda funziona. L’altro giorno un’idiota mi ha detto che nemmeno era vero che molta gente è stata infilata nei container quando già iniziava a scendere la neve. Lui ha fatto le case, i container non li ha voluti …

(Ma io ho visto e fotografato ;-) )


http://guevina.blog.espresso.repubblica.it/resistenza/2009/11/miracolo-in-abruzzo-manette-e-mazzette.html
- di Antonio Padellaro -


Berlusconi è abituato a considerare le televisioni come “cosa sua” e dunque non ci sorprende se ne farà l’uso che più gli aggrada parlando agli italiani a reti unificate dagli studi amichevoli del Tg1 o da quelli familiari del Tg5. L’intervento sarebbe previsto a cavallo tra due eventi che parecchio angustiano il premier. La manifestazione dell’“Adesso basta” (5 dicembre) contro l’ultima legge ad personam sul cosiddetto processo breve. E la deposizione del pentito Spatuzza nel processo Dell’Utri, in quel di Palermo.

Sinceramente riteniamo che, questa volta, se confermato, l’uso massiccio dell’informazione unica abbia una qualche giustificazione nella dimensione del danno che Berlusconi teme. Non tanto per l’ennesima legge personale, così palesemente anticostituzionale e così sommamente devastante per il corso della giustizia normale che viene il sospetto sia stata escogitata solo per prendere altro tempo rispetto ai temuti processi milanesi Mills e frode fiscale sui diritti tv. No, è Spatuzza che fa paura perché le dichiarazioni di questo personaggio potrebbero aprire il pozzo senza fondo del mistero Berlusconi. Ovvero, di come tutto è cominciato. Nessuno conosce le risposte del pentito che, naturalmente, dovranno essere sottoposte alla più puntuale e rigorosa verifica da parte dei giudici. Conosciamo però le domande che risalgono a più di quindici anni fa. All’origine di Forza Italia e al consenso che la nascita improvvisa del partito aziendale avrebbe raccolto tra i boss di Cosa Nostra. Alle stragi del ‘93 e all’asse politico-mafioso che si sarebbe saldato per modificare violentemente gli equilibri di potere, in quel tempo sbilanciati verso la sinistra.

Poi ci sono le rivelazioni sulle radici dell’impero berlusconiano, sui primi appoggi, sui primi finanziamenti. Circostanze nelle quali Ciancimino padre svolse un ruolo non secondario, secondo quanto sostiene Ciancimino figlio. Ce n’è abbastanza per capire il nervosismo di Berlusconi e la sua voglia di reagire. Temiamo, nella direzione che più gli è abituale: quella dell’attacco frontale alla magistratura. Alla quale, come sappiamo, l’unto del signore non ha mai riconosciuto il diritto dovere di indagare sui suoi affari, privati e pubblici.

da Il Fatto Quotidiano del 25 novembre 2009


http://antefatto.ilcannocchiale.it/glamware/blogs/blog.aspx?id_blog=96578&r=174634

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